E’ stato messo recentemente a punto un sistema detto a
trasferimento energetico resistivo e capacitivo e per questo denominato
TECARterapia, anche detta
DIATERMIA, che funziona nell’ambito delle radiofrequenze a onde lunghe
0.5 Mhz, 0,750 Mhz, 1,0 Mhz.
La tecarterapia non agisce per somministrazione diretta di
corrente all’esterno e neppure per elettro-shock delle cellule. Infatti,
richiama le cariche elettriche naturali da tutto il corpo, aumentando i processi
metabolici cellulare e permette di ripristinare la fisiologia tissutale mediante
la combinazione di due meccanismi: l’ipertermia profonda (non per cessione di
calore ma per naturale incremento della temperatura interna); l’innalzamento del
potenziale energetico delle membrane cellulari.
Il trattamento consiste in un “massaggio”
effettuato dal fisioterapista tramite un elettrodo in ceramica o in metallo a
seconda se si voglia lavorare con il sistema capacitivo (più adatto per i
tessuti con maggior presenza d’acqua come quello muscolare o quello connettivo),
oppure tramite il sistema resistivo (per tessuti con meno presenza d’acqua, come
tendini, legamenti, osso).
Indicazioni:
le varie patologie trattabili sono suddivisibili a grandi linee in tre gruppi:
1) articolari: distorsioni, versamenti, artosinoviti, s. da sovraccarico o da
impatto , s. meniscali, condropatie, lombalgie; 2) muscolari: comprendenti
lesioni con perdita di continuità I- III grado, mioentesiti, esiti
fibrocicatriziali; 3) tendinee: costituite da tendinite acute e croniche,
paratenoniti ed enteropatie.
Controindicazioni: donne in gravidanza e portatori di pace-maker.
In particolare la
Tecarterapia trova indicazione nelle seguenti patologie:
Muscolari
- Contratture
- Contusioni
- Elongazioni
- Lesioni di I° grado
- Lesioni di II° grado
- Miositi
Tendinee - Tendiniti
- Peritendiniti:
dell'achilleo
del rotuleo
della cuffia dei rotatori
del capo lungo del bicipite brachiale
- Tenosinoviti:
morbo di De Quervain
sindrome di Dupuytren
- Tendinopatie inserzionali:
epicondilite
epitrocleite
sindrome degli Ischio-crurali
sindrome Retto- adduttoria (pubalgia)
- Tendinosi
(pubalgia)
- Tendinosi
La T.E.N.S. si avvale di una corrente rettangolare a bassa
frequenza della durata variabile tra 50 e 300 microsecondi, frequenza da 2 a 140
Hz e intensità pari a 1-50 mA.
L’azione antalgica della T.E.N.S. è basata sulla teoria del cancello, in cui
vengono bloccate le afferenze nocicettive a livello midollare e attivato il
sistema endorfinico.
Esistono in commercio diversi modelli di T.E.N.S.:
il COMPEX è la risposta più avanzata alle esigenze del fisioterapista.
Dispone di 4 canali in uscita quindi la possibilità di trattare più zone
doloranti contemporaneamente.
Inoltre ci da la possibilità di scegliere fra diversi tipi di Tens.
Indicazioni: indicata soprattutto nei dolori radicolari (lombosciatalgia,
lombocruralgia, cervicobrachialgia); possiede un buon effetto anche su artralgie
localizzate, nevralgie, post-erpetiche in fase non acuta, e sulla sindrome
vertiginosa con nausea secondaria a colpo di frusta cervicoartrosi.
Contro indicazioni: pace-maker, ischemia severa degli arti inferiori,
donna incinta, malattie cardiovascolari, epilessia.
E’ una terapia fisica che utilizza l’azione terapeutica di
vibrazioni acustiche con frequenza superiore al limite dell’udibile
dall’orecchio umano.
Un trasduttore piezoelettrico e’ attraversato da energia
elettrica erogata da un generatore di corrente alternata.
Si ha conversione di energia elettrica in energia
meccanica.
La frequenza delle onde sonore emesse dipende dallo
spessore del cristallo.
A seconda del tipo di apparecchio usato ,e’ possibile
avere ultrasuoni con frequenza variabile tra 1 e 3 MHZ.
La potenza massima erogabile varia tra 3 e 5 Watt/cm2. Le
vibrazioni acustiche vengono trasmesse ai tessuti biologici con differenti
modalità: per contatto diretto e per immersione.
Esecuzione: modalità a contatto diretto: la superficie corporea da
trattare viene abbondantemente cosparsa di gel conduttivo e il fisioterapista
appoggia la testina contenente il trasduttore piezoelettrico muovendola nella
zona di cute da trattare per tutta la durata della seduta.
Nella modalità ad immersione: la testina viene immersa in
un recipiente contenente acqua a 37C.
La parte da trattare e’ immersa in acqua e posta a 2-3 cm
dalla testina che emette ultrasuoni.
Questa modalità viene usata sopra tutto su mani e piedi
l’irregolarità delle struttura da trattare non faciliterebbe il trattamento.
Controindicazioni: presenza di mezzi di sintesi metallici e protesi
articolari , osteoporosi, pazienti sottoposti ad intervento di laminectomia se
il punto di applicazione e’ il rachide, aree dolorose vicino all’aia cardiaca,
neoplasie, gravidanze, pace-maker, insufficienza venosa media e grave.
La laserterapia o Light Amplification Stimulated of Radiation si
basa sull’amplificazione di luce per mezzo di un’emissione stimolata di
radiazioni prodotte allorquando un atomo allo stato eccitato viene colpito da un
fotone.
Esistono 5 tipi di laser classificati in ordine di
pericolosità crescente: 1, 2, 3 A, 3 B, 4.
Una classificazione è basata sul tipo di materiale attivo,
che dopo essere stato eccitato produce luce laser: laser He-Ne, CO2, eccimeri,
ND- Yag, Argon.
Un ulteriore classificazione che divide i laser in bassa
potenza (He-Ne) da quelli ad alta potenza (ND-Yag e CO2).
L’azione della laserterapia è basata sulla riattivazione
del metabolismo cellulare locale, attivazione del microcircolo con maggior
apporto di ossigeno e sostanze nutritizie, stimolazione della circolazione
linfatica.
Esecuzione: si applica la luce laser a distanza variabile della cute, a
seconda del tipo di laser usato con un incidenza del raggio di 90 gradi.
E’ possibile effettuare la seduta con metodica a scansione
o con raggio laser focalizzato sul punto doloroso.
Indicazioni: traumatologia sportiva (tendinopatie, borsiti), distorsione
di caviglia di I grado, artrosi alle mani (particolarmente utile nelle artrosi
trapezio-metacarpali) e piedi, gonalgie in gonartrosi. Particolarmente utile il
laser He-Ne nelle piaghe da decubito(favorisce la detersione della piaga e la
più rapida guarigione). Molto importante è l’utilizzo durante la seduta di
appositi occhiali per evitare danni retinici.
E’ un’elettroterapia che sfrutta la corrente continua al
fine di veicolare all’interno dell’organismo sostanze medicamentose. Possono
essere utilizzati solo farmaci che in presenza di acqua si ionizzano e la legge
della polarità, cioè viene attratto dal polo opposto.
La penetrazione del farmaco avviene attraverso il dotto
esterno delle ghiandole sudoripare e sebacee e la quantità di sostanze che
realmente attraversa la cute dipende dell’intensità della corrente continua.
Il medicamento prescelto va posto su una spugna bagnata
con acqua e collegata all’elettrodo avente stessa polarità del farmaco. Gli
elettrodi positivi e negativi possono essere posti trasversalmente o
longitudinalmente rispetto alla zona dolorosa.
Indicazioni: tendinopatie, artralgie in artrosi di articolazioni
superficiali, sindrome del tunnel carpale( e’ possibile veicolare sostanze
cortisoniche).
Controindicazioni: Pace-maker, presenza di mezzi di sintesi metallici e
protesi articolari, epilessia, diabete mellito con deficit della sensibilità
tattile dolorifica cutanea, gravidanza, lesioni cutanee (piaghe,
eruzioni,ustioni,tessuto cicatriziale recente,ecc..) nella zona sotto stante
agli elettrodi.
compex 1 (sport); rappresenta una tecnica d'allenamento che consente di
ottenere un miglioramento delle prestazioni muscolari grazie al lavoro
effettuato dai muscoli sottoposti alla stimolazione.
Per effettuare il recupero muscolare, la macchina è
programmata in base al tipo di sport che il paziente pratica per ottenere il
massimo dei risultati che sono molto soddisfacenti.
Il Compex 2 offre soluzioni terapeutiche per ogni
gruppo d'indicazioni.
Tutti i trattamenti sono memorizzati su schede a
microchip:
- stimolazione dei muscoli innervati
- trattamenti antalgici
- stimolazione dei muscoli denervati
- ionoforesi
- biofeedback.
Ad ogni tipo di trattamento corrisponde un programma
specifico che garantisce i migliori risultati terapeutici, caratterizzato dalla
massima sicurezza e dal più' elevato livello di confort per il paziente.
la magnetoterapia è un particolare tipo di terapia fisica
strumentale che utilizza apparecchiature generanti campi magnetici a bassa
intensità e frequenza variabile.
Gli effetti principalisono:
antiedematoso
-antalgico
-antiflogistico
-rigenerativo
e trovano applicazione principalmente in:
Traumatologia: pseudoartrosi e ritardo di consolidazione delle fratture,
fratture a rischio di pseudoatrosi, lesioni delle parti molli (contusioni,
distorsioni, ustioni, et.), algodistrofia distrettuale.
Il termine biofeedback sta ad indicare la possibilità dell’essere umano
di percepire e controllare processi fisiologici attraverso una speciale
strumentazione.
Pazienti con disfunzioni neurologiche e muscolari possono risultare incapaci di
percepire alcuni di quei processi che una persona normale è in grado di
avvertire.
L’apparecchiatura del biofeedback rileva tali processi e li trasforma in segnali
evidenti acustici e/o visivi.
Il biofeddback per aumentare la forza muscolare è impiegato in clinica per il
trattamento dell’atrofia muscolare che segue una frattura , la lesione di un
legamento o il trattamento chirurgico di un nervo così come per la rieducazione
neuromuscolare post-ictus.
È un neurostimolatore interattivo che permette di trattare
con efficacia il dolore e neuromodulare il sistema nervoso.
L’approccio al trattamento è condizionato dall’area della patologia e dai
sintomi associati di dolore e limitazione funzionale.
Devono essere determinati la diagnosi e il programma di
trattamento generale basato sull’osservazione del paziente e sul giudizio
clinico.
Con rieducazione sportiva si intende in senso lato tutta la rieducazione che si
pone come obiettivo il ripristino delle strutture lesionate in un “atleta” che
pratichi sport a qualsiasi livello.
Le lesioni considerate possono essere di natura traumatica (lesione muscolare,
distorsioni articolari, lesioni legamentose) o da iperuso strutturale (tendiniti,
tendinosi).
In entrambi i casi vi sarà una fase acuta in cui la rieducazione si proporrà di
ridurre l’infiammazione e il dolore tramite terapie fisiche (TECAR, interix,
ultrasuoni, laser)e manuali (massaggio terapeutico, bendaggio funzionale) e una
fase post-acuta in cui si lavorerà in palestra per il ripristino delle strutture
lesionate con esercizi rieducativi specifici.
In fase acuta permette di immobilizzare un’articolazione o limitare la
funzione di un distretto muscolare o tendineo.
In fase post-acuta e di recupero permette all’atleta di riabilitarsi e di
riprendere l’attività in tutta sicurezza.
Si utilizza materiale in tessuto anaelastico (inestensibile) ed elastico
(estensibile), disponibile in rotoli di varie altezze, dotato di collante
anallergico che garantisca una buona tenuta.
Per l’applicazione vengono utilizzate singole strisce o il nastro in continuo,
prestando attenzione alla profondità (fino al terzo medio metatarsale) e
all’altezza del bendaggio che dovrà giungere fino alla giunzione mio-tendinea
del gastrosoleo per avere un braccio di leva più efficace.
Quindi mai bendaggi bassi, in quanto sono i primi a perdere d’aderenza, e
attenzione a non provocare occlusioni durante il confezionamento.
La sovrapposizione delle strisce è molto importante perché rende lo strapping
un’unità funzionale, solidarizza il bendaggio stesso ed evita che vengano
lasciate libere zone di cute, con la possibilità di lesioni.
Per proteggere le aree a rischio nelle posizioni di decubito (soprattutto il
tendine d’Achille e il collo piede) si utilizzano il "salvapelle" arrotolato
oppure “compresse” di vaselina.
originariamente sviluppato in Giappone più di 25 anni fa dal Dr.Kenzo Kase, è
una tecnica basata sul processo di guarigione naturale del proprio corpo.
Kinesio Taping® dimostra la sua efficacia attraverso l'attivazione dei sistemi
neurologici e circolatori.
Questo metodo, proviene dalla scienza kinesio (movimento) ed è per questo motivo
che si usa il termine “Kinesio”.
Ai muscoli non viene attribuito solamente il compito di muovere il corpo, ma
anche il controllo della circolazione dei fluidi venosi e linfatici, temperatura
corporea, etc. La tecnica ha quattro principali effetti fisiologici:
1. Corregge la funzione muscolare.
Kinesio Taping® è efficace nel ripristinare la giusta tensione muscolare:
facilita o inibisce la contrazione muscolare (dipende dalla tecnica utilizzata)
2. Aumenta la circolazione del sangue / linfa.
Kinesio Taping® aiuta ad eliminare l'eccesso di edema e/o emorragia tra la pelle
ed il muscolo
3. Riduce il dolore.
La soppressione neurologica del dolore avviene dall'applicazione del
Kinesio Taping® sulla zona colpita, e come menzionato nell'Effetto 2, (vedi
sopra)
4. Assiste nella correzione di allineamento l'articolazione.
La dislocazione di un'articolazione, dovuta alla tensione muscolare anormale,
può essere corretta dal Kinesio Taping® tramite il recupero della funzione e
della fascia muscolare.
La kinesiterapia è una particolare terapia manipolativa usata in fisioterapia
che si prefigge la riabilitazione e la rieducazione funzionale di singoli
muscoli o gruppi muscolari o dell’intero organismo.
La Kinesiterapia si divide in 2 - la Kinesiterapia passiva e la
Kinesiterapia attiva
-Kinesiterapia passiva: in questo caso il terapista esercita sul
paziente, che resterà passivo, tecniche particolari al fine di gestire in modo
appropriato il movimento della parte del corpo da trattare.
Kinesiterapia attiva: in questo caso, invece, è lo stesso paziente che
agisce in modo attivo sotto la direzione e la supervisione del terapista che gli
farà eseguire gli esercizi più idonei.
Durante la seduta di Kinesiterapia attiva sarà possibile usare elastici,
palloni, bastoni, tappetini, ecc per facilitare o rendere più difficoltoso il
movimento a seconda dello scopo.
E' una terapia indicata nei casi di necessità di recupero muscolare ed
articolare e non ci sono controindicazioni.
I recettori propriocettivi sono recettori
nervosi estremamente specializzati e sono presenti in numero elevato
nelle strutture articolari, soprattutto su legamenti e capsula.
Il loro compito è quello di inviare continuamente informazioni sullo
stato di stiramento di tali tessuti per permettere al nostro sistema
nervoso di reagire in modo adeguato ed estremamente rapido con
contrazioni della muscolatura, idonee a stabilizzare l'articolazione
e quindi conservare i rapporti articolari stessi, anche in
situazioni dinamiche particolarmente stressanti per la caviglia.
Tali recettori forniscono anche informazioni al cervelletto, insieme
ai recettori visivi, vestibolari e uditivi, necessarie per il
mantenimento dell'equilibrio nello spazio.
In seguito ad un trauma , la lesione di alcune fibre capsulari e
tendinee, l'insorgenza di edema delle strutture e gli stimoli
dolorosi alterano il sistema di feed-back "stimolo
propriocettivo-risposta neuromuscolare", aumentando i rischi di
recidive a carico dell'articolazione colpita.
Diventa fondamentale per il riabilitatore, recuperare nel minor
tempo possibile le capacità propriocettive e stimolarle per
restituire all'articolazione traumatizzata la piena efficienza e
funzionalità.
La rieducazione neuromuscolare di un’articolazione generalmente
passa attraverso fasi diverse, nelle quali gli stimoli proposti
all'atleta subiranno un incremento per quantità e qualità; sarà
inoltre importante variare il più possibile gli stimoli stessi
cambiando i parametri del movimento (asse, "range" e velocità).
Per la rieducazione propriocettiva si utilizzano solitamente piani
instabili, quali le tavolette Freeman, ma molto altro è possibile
fare sfruttando l'uso di semplici attrezzi, stimoli manuali indotti
dal terapista e il carico del paziente stesso sia in acqua che in
palestra.
Nella rieducazione funzionale di gruppi
cinetici muscolari o di articolazioni di atleti che abbiano subito
un trauma, specie se la terapia che ne è seguita sia stata
comprensiva di immobilizzazione per lungo termine (riposo atletico o
apparecchio gessato) o addirittura di intervento chirurgico
ortopedico, il terapista deve tener conto di due caratteristiche
fondamentali: la conoscenza del gesto atletico per la messa a punto
dei conseguenti esercizi di rieducazione/ricondizionamento e la
modulazione del carico da somministrare.
Questa caratteristiche possano essere rispettate con tecniche
rieducative combinate concentriche ed eccentriche basate sull'uso di
elastici. La metodica di lavoro prevede l'uso di apparati elastici, in
particolare vengono usati elastici di materiale polimerico piatto o
tubolare.
Questi attrezzi sono di facile reperibilità, possono essere usati
anche in ambienti non necessariamente specialistici, ma,
soprattutto, rispondono alle esigenze sopra descritte.
Infatti, con la chinesiterapia attiva
tradizionale, che prevede l'uso di applicazioni di carico naturali,
il terapista non può rendersi conto del carico che applica, se non
basandosi sul grado di mobilità dell'articolazione o sulla soglia
del dolore; inoltre, le comuni macchine per pesistica in commercio
permettono una escursione articolare limitata a movimenti non
cumulabili, tipo flesso-estensione, ma non ad esempio
flesso-estensione con rotazione interna finale (cosa possibile, al
contrario, con l'elastico).
La riatletizzazione rappresenta l’ultima tappa
per chi esce da un infortunio.
Si tratta di riportare al massimo le qualità
fisiche e di vincere le ultime paure.
E’ un processo che richiede coraggio: non bisogna essere
condizionati dalla cartella clinica dell’atleta.
Deve avere basi scientifiche ed il rischio
deve essere controllato.
I periodi migliori per riatletizzare sono quello al di fuori delle
competizioni. (periodo preparatorio e di transizione) Per gli
infortuni gravi occorre tempo in alcuni casi molti mesi.
Si definiscono degli obiettivi che devono essere raggiunti con
decisione.
Quando un atleta è riatletizzato ? FORZA: Quando riesce ad eseguire gli stessi esercizi e gli
stessi carichi precedenti all’infortunio.
Almeno un esercizio multi articolare per gli arti inferiori ed uno
per quelli superiori. RESISTENZA: Quando riesce ad eseguire allenamenti generali e
specifici con la intensità richiesta. GIOCO: quando non ci sono limiti al suo inserimento in
squadra sia in allenamento che in partita. VELOCITA’: quando riesce a eseguire gli stessi tempi
precedenti all’infortunio sia con corse sia a navetta che
rettilinee.
Nella maggior parte dei casi ad un anno da un infortunio l’atleta
deve essere riatletizzato.
Non dobbiamo pensare che dopo aver subito un grave trauma ,
automaticamente ci si debba allenare in modo differenziato per il
resto della carriera.
L’esercizio isocinetico è un esercizio muscolare compiuto a velocità
angolare costante lungo tutto l’arco di movimento.
In
pratica, grazie ad un meccanismo di controllo idraulico o robotico,
la velocità fissata non può essere aumentata dall’arto in movimento,
permettendo al soggetto di sollecitare massimalmente il muscolo per
buona parte dell’escursione articolare.
La caratteristica fondamentale dell’esercizio isocinetico è la
“resistenza accomodante”: dato che la velocità del movimento è
controllata, la resistenza prodotta dalla macchina isocinetica è
proporzionale alla forza esercitata dal muscolo, in modo tale che un
carico massimale può essere applicato in ogni punto dell’arco di
movimento.
Inoltre
le macchine isocinetiche sono fornite di un sistema di bio-feedback
visivo, vale a dire la possibilità di controllare in tempo reale
l’esercizio attraverso il monitor di un computer: questo permette di
motivare notevolmente l’atleta che ha sempre la percezione
dell’entità dell’esercizio che sta eseguendo.
L’entità
dell’esercizio può essere espressa con valori numerici, oppure in
modo divertente anche con videogiochi.
L’isocinetica in virtù delle sue peculiari caratteristiche, può
essere efficacemente utilizzata sia per il potenziamento muscolare,
sia per indirizzare con precisione l’allenamento di atleti evoluti
verso uno specifico miglioramento delle loro capacità.
Essendo
il tipo di resistenza “accomodante”, chiunque può affrontare una
seduta di isocinetica, logicamente seguito da un rieducatore esperto
in questo campo.
E’ una tecnica di massoterapia particolarmente indicata al
fine di limitare contratture muscolari dolorose e favorire la riattivazione di
scambi metabolici e l’arrivo nella sede sotto posta a massoterapia di elementi
nutritizi. La massoterapia distrettuale va eseguita da personale esperto
(Fisioterapisti laureati). Al fine di limitare l’attrito tra le mani del
fisioterapista e la cute del paziente viene utilizzato dell’olio speciale, del
borotalco o eventualmente possono essere utilizzate anche creme medicamentose se
vi e’ l’indicazione clinica di tali creme e gel. Indicazioni: in traumatologia
sportiva nel trattamento di contratture dolorose muscolari e con funzioni di
riscaldamento muscolare prima dell’evento agonistico. Contratture dolorose della
muscolatura del rachide cervicale (dopo colpi di frusta) e del rachide lombare (lombalgie
acute e croniche, lombosciatalgie croniche)
Una tecnica del massaggio distrettuale é il MASSAGGIO TRASVERSO PROFONDO, anche
conosciuto come MTP nell’ambito della fisioterapia: è eseguita tramite un
massaggio con solo 2 dita nel punto doloroso o nella zona infiammata, e si attua
trasversalmente alle fibre del tessuto da trattare per creare un’iperemia e
accelerare la guarigione. Questa tecnica è utile nelle tendiniti croniche e
negli esiti cicatriziali a seguito di lesioni muscolari non trattate
idoneamente.
Sono basate sull’applicazione di forze dirette di diastasizzazione a carico del
rachide al fine di ottenere un lieve allentamento di una vertebra dall’ altra.
In base alla
modalità dell’applicazione della forza di trazione distinguiamo trazioni
continue da trazioni intermittenti. Solitamente le trazioni danno buoni
risultati sulle parti piu mobili del rachide quale rachide cervicale e lombare.
Anche l’articolazione coxo-femorale può essere sotto posta a trazione tramite
l’uso di elastici o carrucole.
L’effetto terapeutico della trazione é basato sull’ampliamento dello spazio tra
vertebre contigue e un modico ampliamento dei forami di congiunzione.
La trazione del
rachide cervicale può essere effettuata dal fisioterapista manualmente o con
trazioni di tipo meccanico (sistema di carrucole con pesi o con elastici).
Il capo del
paziente è avvolto da una mentoniera posta al di sotto del mento. Il peso da
applicare e avente funzione di trazione va stabilito in base al tipo di
patologia da trattare e alla costituzione del paziente.
Per le trazioni del rachide lombare , il soggetto viene posto in posizione
supina con ginocchia in modica flessione e, viene posizionato un corsetto
pelvico a livello del bacino del bacino del paziente e i pesi vengono collegati
al corsetto per mezzo di un sistema a carrucole oppure utilizzando la panca ad
inversione.
Per quanto riguarda le trazioni dell’articolazione coxo-femorale,vengono
applicate al paziente posto in posizione supina o prona delle cavigliere a cui
vengono agganciati dei pesi o degli elastici.
Durante trattamenti di trazione i fisioterapisti del Centro Vitesse aggiungono
anche alcuni esercizi di kinesiterapia associata per migliorare l’efficacia del
trattamento.
Indicazioni:
cervicobrachialgie da protusione discale, lombalgie, lombocruralgia,
cervicalgie e lombalgie croniche, coxartrosi,prolassi del disco, protusione del
disco, degenerazione del disco, sublussazione, sindrome cervicale.
La salute della
colonna vertebrale è essenziale per la salute di tutto il corpo
COLONNA VERTEBRALE La salute della colonna vertebrale è essenziale per la
salute di tutto il corpo. Il profilo della colonna vertebrale è una sintesi
di flessibilità, forza ed elasticità unite nel ruolo di protezione del midollo
spinale e delle 31 paia di nervi spinali che dal midollo si irradiano al resto
del corpo attraverso i forami tra le vertebre. Estesa dal cranio alle pelvi e
composta da 26 vertebre, la colonna è divisa in cervicale, toracica, lombare e
sacrale ed è un prodigio di ingegneria. Ma è anche sottoposta alle tensioni e
fatiche della vita quotidiana (senza contare cadute, traumi ed infortuni),
quindi necessita, periodicamente, delle cure di un professionista.
CHIROPRATICA Il chiropratico è specializzato nell'individuare e
correggere questi squilibri per mezzo di manipolazioni manuali specifiche della
colonna e del bacino. In realtà la cura spesso comprende anche
raccomandazioni circa lo stile di vita, correzione delle abitudini alimentari,
riabilitazione e fisioterapia in modo che l'organismo possa guarire se stesso in
modo naturale. Sono necessarie migliaia di ore di pratica sotto la guida di
personale clinico qualificato per apprendere a fondo la tecnica chiropratica.
LOMBALGIA Colpo della strega, sciatalgia, discopatia, ernia al
disco, disturbi sempre più presenti nella nostra società e capaci di minare la
nostra qualità di vita. Attraverso la manipolazione chiropratica è possibile,
in maniera del tutto naturale ed indolore, ripristinare il corretto allineamento
vertebrale ed alleviare così la pressione sul midollo e sui nervi spinali,
evitando il processo infiammatorio.
SUBLUSSAZIONE Un allineamento scorretto (sublussazione vertebrale)
anche di una sola vertebra, può causare l'alterazione sia degli impulsi
trasmessi dai nervi che delle funzioni corporee e ridurre quindi la capacità
stessa del corpo di mantenere il proprio stato di salute.
CERVICALGIA Cadute, traumi, colpi di frusta, portamenti scorretti e
tensione nervosa, possono essere tutti causa di problemi alle articolazioni ed
alla muscolatura della colonna cervicale e della zona toracica superiore. Il
trattamento chiropratico favorisce la corretta biomeccanica delle vertebre
cervicali eliminando così la causa del problema.
MAL DI TESTA La chiropratica ha molto successo quando il mal di testa
è causato da tensione muscolare, irritazione nervosa, emicrania e disturbi della
masticazione. Trattando i possibili squilibri cervicali, che a loro volta
irritano il sistema nervoso (causando con costrizione dei vasi sanguigni in
zona), si riduce lo stress e si alleviano i sintomi
SPORT La chiropratica è molto efficace nella prevenzione e cura dei
traumi delle articolazioni e della spina dorsale causati dall'attività sportiva.
Il corpo di un'atleta è una complessa macchina biomeccanica, molto sensibile
anche alle minime variazioni di rendimento.
Il chiropratico sportivo è in grado di cogliere questi cambiamenti e di
intervenire a livello preparatorio, preventivo e terapeutico, ecco perchè sempre
più atleti professionisti si rivolgono a noi per essere seguiti e migliorare
così le proprie performances. PREVENZIONE
La tensione sui nervi spinali è insidiosa, si sviluppa molto lentamente e
gradualmente.
La chiropratica è il trattamento ideale di prevenzione per mantenersi in salute
bastano dei controlli regolari.
Perchè aspettare che si manifestino i primi sintomi?
• ALCUNE PATOLOGIE TRATTABILI:
• LOMBALGIA
• SCIATALGIA
• CERVICALGIA
• MAL DI TESTA
• COLPO DI FRUSTA
• VERTIGINI
• DORSALGIA
La mobilizzazione articolare meccanica passiva
è una tecnica di riabilitazione basata sull’intervento manuale del
fisioterapista che fa eseguire al paziente movimenti passivi guidati
di flesso-estensione degli arti (in particolare spalla e ginocchio).
Nel paziente traumatizzato - o sottoposto a
intervento chirurgico su strutture articolari - il movimento provoca
dolore e si instaura di conseguenza un riflesso di difesa che genera
ansietà e blocca i movimenti.
La mobilizzazione passiva elimina questo
riflesso, permettendo un inizio precoce della riabilitazione, con
notevole riduzione del dolore. Può essere utilizzata nell'immediato
postoperatorio e successivamente impiegata come complemento alle
altre tecniche riabilitative.
La durata del trattamento quotidiano può
variare secondo il tipo di chirurgia o malattia: da 3-4 ore
giornaliere fino a 24 ore, in casi particolari. La mobilizzazione
articolare meccanica passiva produce effetti importanti:
• impedisce la formazione di aderenze e rigidità articolari (artrofibrosi);
• accelera il processo di cicatrizzazione delle cartilagini, dei
tendini, dei legamenti, e dei tessuti molli (cute e grasso
sottocutaneo);
• contribuisce al riassorbimento degli edemi;
• riduce il dolore, accelera la ripresa funzionale e di conseguenza
i tempi di guarigione.
La mobilizzazione meccanica passiva è indicata dopo interventi
chirurgici che coinvolgano strutture articolari, e in particolare:
• osteosintesi stabili;
• chirurgia delle parti molli periarticolari;
• interventi sulla rotula;
• meniscectomie;
• artroplastiche e artroprotesi di ginocchio, anca e spalla;
• ricostruzione dei legamenti crociati del ginocchio
Il linfodrenaggio manuale di Vodder
e' una particolare tecnica di massaggio che permette il
drenaggio linfatico dai tessuti.
La tecnica con cui si esprime il
linfodrenaggio manuale e' costituita da una precisa manualita'
applicata sul corpo del paziente con “tocchi”, movimenti circolari o
a pompa che, modificando la pressione dei tessuti, permette alla
linfa una migliore circolazione.
La tecnica di applicazione prevede l’utilizzo
di quattro diverse prese manuali:
i “cerchi fermi”,
il “tocco a pompa”,
la “presa che attinge”,
il “tocco rotatorio”.
Con la prima presa il fisioterapista appoggia
le dita piatte sulla pelle del paziente spingendo in modo circolare
sul posto o allargandosi a spirale, questi cerchi si applicano per
lo piu' per il trattamento del collo, del viso e delle stazioni
linfonodali; con il “tocco a pompa” il fisioterapista sposta la
pelle del paziente in cerchi ovali muovendo il pollice e le dita
nella stessa direzione, i polsi guidano il movimento; con la “presa
che attinge” si forma un movimento a spirale attraverso la rotazione
del polso; con il “tocco rotatorio” il polso del fisioterapista si
alza e si abbassa, tutta la mano passa sulla cute e ruota a spirale.
Queste quattro prese possono essere utilizzate
insieme nel trattamento. Possiamo dire che il linfodrenaggio manuale
di Vodder consiste in una combinazione di movimenti circolari,
ruotanti od ovali, piccoli o grandi, profondi o superficiali, in cui
la pelle viene spinta senza scivolare sopra di essa.
Questa tecnica di massaggio utilizza una pressione molto leggera
sulla pelle, quella che basta per spostare la pelle nelle due
direzioni trasversale e longitudinale.
L’applicazione di una determinata pressione e
la velocita' dei movimenti sono legate alla sensibilita' dei
polpastrelli e all’intuito del fisioterapista e si puo' apprendere
dall’esperienza.
L’effetto del linfodrenaggio
manuale consiste in gran parte in una eliminazione meccanica dal
tessuto dei liquidi e degli elementi in essi esistenti; la tecnica
del massaggio, per essere efficace, deve essere eseguita
correttamente rispettando sia la direzione di flusso della linfa
verso le stazioni linfonodali che la pressione nelle diverse
manovre, questa deve essere adeguata al tessuto del paziente, piu'
e' lasso il tessuto piu' leggero dovra' essere il massaggio.
Nell’applicazione di questo tipo di massaggio
e' importante rispettare alcuni principi:
1) la zona prossimale della cute viene
trattata e svuotata prima di quella distale per far posto ai liquidi
della parte distale che fluiranno successivamente;
2) non si deve formare alcun arrossamento
sulla pelle trattata;
3) il massaggio non deve provocare dolore.
Per poter applicare questa tecnica di massaggio e' necessaria una
specifica preparazione del fisioterapista con la frequenza ad un
corso di formazione che gli permetta di acquisire la manualita'
adeguata per poter lavorare sul paziente e ottenere gli effetti
terapeutici attesi.
Il linfodrenaggio manuale ha principalmente
un’azione drenante dei tessuti, e' utilizzato, infatti, nel
trattamento degli edemi.
Il medodo del pompages è un atecnica usata soprattutto a livello cervicale in
caso di artrosi, retrazioni muscolo-fibrose, cervicobrachialgie, ecc.
Il pompages è un movimento ritmico e regolare che fa passare un segmento dallo
stato di tensione ad uno stato di rilasciamento e viceversa.
Può essere localizzato ad una articolazione, ad un muscolo o gruppo muscolare.
Il pompages è eseguito in maniera lenta così da avere un effetto sedativo.
E' utile per le articolazioni dolorose e le contratture periferiche; utilizzato
soprattutto nelle patologie artrosiche.
I pompages che riguardano le retrazioni muscolo-fibrose sono caratterizzati
essenzialmente da tre tempi: la tensione, il mantenimento della tensione, il
rilasciamento.
La trazione esercitata deve essere sufficientemente lenta, regolare e
progressiva, per permettere un rilasciamento delle fibre muscolari e dello stato
psico-fisico del soggetto.
Durante le successive fasi, il fisioterapista sollecita il recupero
dell'elasticità dei tessuti, stimola e accellera la circolazione periferica.
Il trattamento può essere abbinato ad un massaggio rilassante e decontratturante
oppure a terapia antalgica (Tens).
Il lavoro viene
programmato individualmente dopo un attenta visita posturale del paziente.
Gli esercizi che vengono proposti li possiamo classificare, in base agli
obiettivi, in: - esercizi di percezione posturale
( es. percepire la posizione della propria colonna vertebrale e del proprio
bacino da supini o in stazione eretta contro una parete o con l’utilizzo di
bastoni, spalliere e specchi; respirazione diaframmatici e percezione della
muscolatura pelvica)
- esercizi di trazione del dischi del rachide
(mantenimento di posture che diminuiscono il carico compressivo sulla colonna,
tenute autonomamente o con l’ausilio di spalliere o attrezzature specifiche come
la panca a inversione)
- esercizi propriocettivi
(volti instabilità del sistema colonna bacino, in stazione eretta, seduta e
quadrupedica, con l’utilizzo di tavolette basculanti propriocettive di vario
genere, utilizzate in diverse posizioni tali da creare instabilità
latero-laterale, antero-posteriore e obliqua.)
- esercizi di mobilizzazione articolare
( es.seduti sul pallone tipo Bobath traslazioni del bacino in varie direzioni,
mobilizzazione del tratto superiore con bastoni e palloni in spugna)
- esercizi di allungamento muscolare
(es. stretching delle diverse catene muscolari che mettono in tensione gruppi di
muscoli disposti in serie tra loro – concetti di Mézières e Souchard)
- esercizi di potenziamento muscolare
( es. di potenziamento della muscolatura addominale e paravertebrale)
BENESSERE E POSTURA COL "METODO MEZIERES" Il metodo Mézières è una tecnica di riabilitazione individuale che
ricerca il recupero funzionale, attraverso il ripristino della simmetria
corporea.
Valutando attentamente la postura (modo in cui il corpo di un soggetto occupa lo
spazio), è infatti possibile individuare le cause (solitamente muscoli contratti
che obbligano il soggetto ad assumere posizioni innaturali) che determinano
dolori articolari acuti e cronici.
La prima fisioterapista a formulare intuizioni innovative in merito allo studio
della postura fu Françoise Mézières nel 1947.
Ella osservò che i numerosi muscoli dorsali disposti come tegole di un tetto, si
comportano come una "coperta" distesa posteriormente dalla base del capo alle
dita dei piedi e, davanti, dalle dita dei piedi fino al ginocchio.
Ogni movimento o esercizio localizzato va ad influenzare la posizione di questa
"coperta muscolare" ma non la sua lunghezza: tirandola infatti da una parte (per
esempio appoggiando una gamba tesa su una sedia o, da distesi, appiattendo la
zona lombare a terra), si accorcia da un'altra.
Le attività quotidiane (camminare, mantenere delle posizioni lavorative,
sollevare pesi ....) inoltre, accorciano in modo progressivo e costante i nostri
muscoli, spesso in modo asimmmetrico, determinando "disformismi" come, ad
esempio, deviazioni della colonna vertebrale, una spalla più alta dell'altra, il
bacino ruotato, le ginocchia vare o valghe.
Inoltre, osservò che gli sforzi, gli allungamenti, il dolore, portano sempre le
persone a trattenere il respiro bloccando così la libera attività del muscolo
motore sella rspirazione: il diaframma.
Questo blocco impedisce al soggetto di muovere bene il torace soprattutto
durante l'espirazione e obbliga la colonna vertebrale lombare (questo muscolo si
inserisce proprio lì) ad innarcarsi (iperlordosi lombare).
Non solo: la risposta muscolare in contrattura ed accorciamento si verifica
anche in caso di incidenti meccanici (es. distorsioni, fratture) e rappresenta,
secondo le teoria dello psicoanalista Reich, anche un archivio della memoria
emotiva (le forti emozioni determinano a livello corporeo contratture
muscolari).
Sono quindi i muscoli a modificare la posizione delle ossa e non viceversa (a
meno che non si tratti di un problema presente fin dalla nascita).
L'azione terapeutica mirerà quindi a trattare il corpo 98% sua global
l'allungamento è diretto all'intera "coperta muscolare98; e viene e seguito
durante l'espirazione profonda restituendo ai muscoli lunghezza, elasticità e
forza.
Gli esercizi proposti al paziente non procurano dolore e sono inoltre basati
sull'autopercezione per migliorare la qualità e quantità delle informazioni
dirette al sistema nervoso centrale: Il campo di interesse è quello della: patologia ortopedica vertebrale: scoliosi, iperlordosi, cifosi,
spondilolisi, spondilolistesi, compressione dei dischi intervertebrali e
relative radicolopatie, sciatalgie, cervicobrachialgie; patologia ortopedica articolare: coxartrosi, gonartrosi, tendinite
scapolo-omerale; patologia ortopedica muscolare: lombalgia, torcicollo, mialgie; patologia ortopedica dismorfica: lussazione temporo-mandibolare,
ginocchia valghe, piede piatto, piede cavo, alluce valgo. medicina preventiva: si rivolge a tutti coloro che, pur non manifestando
una patologia ortopedica, desiderano raggiungere e mantenere uno stato di
benessere attraverso una maggiore conoscenza del sé corporeo.
La terapia è organizzata in un ciclo di trattamenti individuali differenziati in
funzione delle esigenze terapeutiche e delle caratteristiche del soggetto.
L'APPROCCIO LOMBARE McKENZIE
IL MAL DI SCHIENA DI ORIGINE MECCANICA
Il mal di schiena,chiamato comunemente lombalgia, colpisce 80 % della
popolazione adulta e tende a recidivare con episodi ricorrenti e/o sciatalgici.
Robin McKENZIE ha identificato 2 fattori legati allo stile di vita che
predispongono alla lombalgia:
• Frequenza della flessione: la maggior parte delle attività della nostra vita
quotidiana e lavorativa infatti portano ad assumere posizioni flesse del
rachide.
• Posizione seduta scorretta *: spesso la posizione che si assume è quella
rilassata in flessione.
La combinazione di questi due fattori predisponenti comporta una perdita di
estensione del rachide lombare.
Quando siamo in piedi infatti è presente una lordosi naturale che varia da
persona a persona; tale lordosi si annulla ogni qual volta ci pieghiamo in
avanti o stiamo seduti.
Se i movimenti in flessione vengono ripetuti frequentemente o sono mantenuti per
periodi di tempo lunghi possono provocare problemi proprio a livello lombare.
In flessione aumenta la pressione intradiscale, i legamenti si affaticano o si
allungano troppo subendo stiramenti o danni veri e propri, che sono poi causa di
dolore.
La localizzazione del dolore lombare varia da persona a persona.
Generalmente durante il primo episodio di lombalgia il dolore si avverte proprio
nella zona lombare o più localizzato a destra o sinistra. Durante gli episodi
successivi il dolore può estendersi al gluteo, o lateralmente alla coscia, fino
al ginocchio, oppure fino alla caviglia o al piede.
Di solito il dolore lombare è un dolore che si modifica di intensità e
localizzazione a seconda dei movimenti e delle posizioni che si assumono.
Per evitare il mal di schiena provocato da una posizione seduta scorretta
mantenuta a lungo, è necessario:
• Sedersi correttamente
• Interrompere la posizione seduta alzandosi ad intervalli regolari.
Poche sedie o sedili però forniscono un supporto della colonna lombare adeguato.
Per tale motivo McKENZIE ha introdotto dei cuscini lombari indispensabili per le
persone che soffrono di mal di schiena.
Il cuscino viene posizionato nella zona lombare all’altezza della cintura.
IN CHE COSA CONSISTE L’APPROCCIO McKENZIE?
Il mal di schiena non è una malattia da curare ma un disturbo che ogni persona
può conoscere e risolvere nella maggior parte dei casi.
Il McKENZIE non è un vero e proprio metodo che propone una serie di esercizi per
risolvere la lombalgia ma è un approccio meccanico a questo disturbo.
Le caratteristiche fondamentali dell’approccio McKENZIE sono:
• La bassa tecnologia perché non utilizza macchinari specifici e perché non sono
necessari per la valutazione meccanica esami di Risonanza Magnetica,
Elettromiografia o altri.
• La valutazione meccanica che viene fatta dal fisioterapista raccogliendo una
attenta anamnesi dei segni e sintomi del paziente e facendo eseguire dei
movimenti singoli e ripetuti in flessione o in estensione, giungendo ad una
diagnosi meccanica.
• L’autotrattamento come elemento fondamentale per prendere coscienza del
proprio disturbo e non dipendere necessariamente dal fisioterapista.
• La progressione di forze durante il trattamento, con sovra pressioni del
paziente o del fisioterapista quando necessario.
• La centralizzazione del dolore. Fenomeno nel quale l’intensità del dolore si
riduce o scompare distalmente ma rimane, si sposta ed in alcuni casi aumenta
prossimamente. Ciò può creare l’impressione che vi sia stato uno spostamento
nella localizzazione del dolore da un punto più distale ad uno più
prossimale.(Definizione J. O. S. P. T. 1999).
• La direzione preferenziale. Esiste infatti una direzione di movimento che può
determinare una riduzione, abolizione o centralizzazione del dolore.
LE TRE SINDROMI
Robin McKENZIE ha classificato tre tipologie di disturbi denominate sindromi
come insieme di segni e sintomi che caratterizzano una malattia. Per ogni
Sindrome esiste un trattamento diverso, e comunque personalizzato.
LA SINDROME DA POSTURA
LA SINDROME DA DISFUNSIONE
LA SINDROME DA DERANGEMENT
Per ulteriori informazioni riguardo al metodo McKenzie si può consultare il sito
ufficiale www.mckenzie–italia.com.
Lo studio fornisce anche servizio a DOMICILIO, nei casi particolari, in
cui sia richiesto.
Il nostro personale dell'Accettazione è in grado di fornire agli utenti tutte le
informazioni utili per la prenotazione e la realizzazione del servizio.